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ECONOMIA CIRCOLARE: Sfide e Opportunità per il Tessile del Futuro

I Giovedì di SMI - giovedì 18 marzo 2021

 

 

I GIOVEDI’ DI SMI -  GIOVEDI’ 18 MARZO 2021

 

ECONOMIA CIRCOLARE: Sfide e Opportunità per il Tessile del Futuro

 

Iniziative a livello UE e nazionale    -

Guido Bottini  Head of Sustainability, Circular Economy & Environment SMI

 

L'iniziativa prioritaria attualmente è la UE Textile Strategy, la cui roadmap è stata pubblicata il 5 gennaio 2021 per la quale è stata fatta una prima consultazione pubblica terminata il 2 febbraio scorso. Ora la tempistica prevede una seconda consultazione pubblica nel 2° o 3° trimestre 2021 con pubblicazione finale della Commissione UE nel 4° trimestre 2021.

Gli obbiettivi sono molti, dalla sostenibilità globale della filiera, intesa quindi non solo come ambientale, alla progettazione ecocompatibile attraverso la modifica della Direttiva Ecodesign, alla raccolta differenziata della frazione tessile, al supporto alla competitività nazionale, all'applicazione della gerarchia dei rifiuti e degli schemi EPR (Responsabilità Estesa del Produttore. Tutto ciò dovrà essere realizzato in coerenza con altri strumenti strategici, come il Circular Economy Action Plan, la Chemical Strategy for Sustainability, la Consumer Policy ed altri. Un lavoro che si preannuncia difficile ma non impossibile a patto che si tengano presenti la situazione attuale e la fattibilità, tecnica ed anche di tempistica, degli obbiettivi che si vorranno realizzare nella Strategia.

Una delle sfide principali ma che offre anche grandissime opportunità per il settore, anche in termini di potenziale creazione di nuovi posti di lavoro sono la raccolta separata della frazione tessile nei rifiuti urbani, in Italia a partire dal 1 gennaio 2022, attraverso il finanziamento e l'incentivazione di progetti di ricerca e sviluppo per il miglioramento e potenziamento della loro successiva gestione ed un loro successivo e sempre maggiore riutilizzo nella filiera tessile o in altre filiere (es. bioedilizia), la cosiddetta simbiosi industriale.

 

                                                                                                                                                                        

 

L’innovazione è green (deal)

Mauro Sampellegrini  -   Area Ricerca e Innovazione - SMI

 

La ricerca e l’innovazione nell’ambito industriale sono sempre più orientati all’economia circolare. Non è pensabile per le aziende fare innovazione e sviluppare nei prossimi anni nuovi prodotti, nuovi processi, nuovi servizi e modelli di business senza considerare sufficientemente l’impatto ambientale anche attraverso analisi PEF, LCA o ZDHC.

Cosi la digitalizzazione dei processi, l’efficientamento produttivo ed energetico, la diminuzioni degli scarti, il miglioramento dell’utilizzo delle risorse e l’aumento della qualità dei prodotti concorrono con i modelli tradizionali dell’economia circolare come l’ecodesign, il riuso per la seconda vita, la servitizzazione e l’allungamento della vita dei prodotti, alla diminuzione dell’impatto ambientale e cospicui valori OPEX e CAPEX.

Con questi presupposti nasce il bando nazionale ECODESIGN del Ministero della Transizione Ecologica che finanzia l’innovazione con agevolazioni pari al 50% per progetti di taglia compresa tra i 200.000 €  e i 600.000 € .

Il MISE ha riaggiornato il piano industriale “Industria 4.0” trasformandolo in “Transizione 4.0” parificando gli investimenti in industry 4.0 agli investimenti in macchinari impianti  green.

I progetti europei  promossi dalla Commissione Europea finanziano e finanzieranno attraverso il programma quadro Horizon Europe (2021-27) partenariati e singoli attori dell’innovazione se punteranno alla realizzazione di sustainable-by-design materials, al miglioramento nell’utilizzo dell’acqua nei processi e dei raw material, puttosto che il biotech e la bio-circolarità.

L’Europa ha puntato ben 95 miliardi per supportare la ricerca nei prossimi anni per la ricerca e l’innovazione con l’obiettivo di  diventare punto di riferimento internazionale con i più alti ritorni in termini di GDP.

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                      

Indagine sulla sostenibilità nel settore tessile & abbigliamento 2020

Cecilia Gilodi – Centro Studi Confindustria Moda

L’Indagine SMI, svolta in collaborazione con il Centro Studi di Confindustria Moda, si proponeva di sopperire alla scarsità di dati di fonte pubblica e di ricerche strutturate sul tema, a contrasto con la necessità sempre più crescente e quotidiana di disporre di informazioni puntuali sul tema e di quantificare il fenomeno nel settore TA. Per capire come si declina e come si articola la sostenibilità in azienda l’Indagine ha toccato vari aspetti del processo produttivo, dalla materia prima, ai costi, all’energia, agli obiettivi.

Il campione SMI è in prevalenza costituito da aziende tessili, che complessivamente fatturano poco più di 1,45 miliardi di euro e occupano circa 6.700 addetti.

L’83,9% dei rispondenti ha iniziato ad affrontare il tema della sostenibilità a partire dal 2010.

Mediamente, per le aziende a campione la materia prima «green» incide per il 24,0% degli acquisti totali di materia prima.

Secondo la quasi totalità dei rispondenti (94,6%), i costi della materia prima «green» sono maggiori rispetto a quelli di materie prime vergini.

Mediamente, tali costi risultano superiori del +13,2%, (con un minimo del +5,0% e fino a un massimo del +40,0%). Più in particolare, il campione si suddivide tra quanti indicano maggiorazioni fino al 10% (45,5%) e quanti evidenziano costi superiori compresi tra «11 e 20%» (51,5%).

Il 36% del panel indica di non utilizzare materie prime riciclate (2018-2019). Per la restante maggioranza, invece, fatta 100 la loro produzione, il 17,9% dei prodotti è coinvolto nell’uso di materie prime riciclate.

Poco meno del 90% dei rispondenti si pone l’obiettivo di aumentare la quota dei prodotti «green», il 67,7% dei quali già entro il 2023, il 22,6% entro il 2025, il restante 9,7% entro il 2030. 

Nel 2018/2019, il fatturato di prodotti “green” incide per il 12% sul fatturato totale aziendale (media ponderata sui ricavi aziendali).  

In termini prospettici, il fatturato da prodotti «green» - a parere delle aziende - è atteso aumentare del +31,4% nel periodo 2020-2030. Per chi si pone l’obiettivo già entro il 2023, l’aumento previsto è del +16,4%.   L’emergenza Covid-19, per il 38% del campione, risulta «ininfluente» per il processo «green» intrapreso in azienda. Di contro, un 31% del campione dichiara che la crisi sanitaria ha incentivato il percorso «green», mentre per un’analoga percentuale lo ha rallentato.    

 

 

 

 

 

 

 

 


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Pubblicato in Comunicati stampa